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Lucio Achille Gaspari: "Vi racconto chi era mio padre"

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VASTO – Lucio Achille Gaspari è il figlio dell’ex ministro. E’ un medico specializzato in microchirurgia. Ci racconta chi era suo padre.

Molti dei politici di vecchia generazione hanno definito Remo Gaspari come un secondo padre. Per lei che padre è stato?
“Voglio fare un paragone. Per lui il padre è stato una specie di meta quasi irraggiungibile, perché mio nonno era emigrato in America e tornava ogni 10 anni, quindi l’avrà visto 2 o 3 volte nella sua vita. Mia padre non è che fosse emigrato in un’altra nazione ma era emigrato nella politica, quindi io l’ho visto poco. Tra di noi non c’era poi tanta differenza di età, avremmo potuto stare insieme e fare molte più cose. In questo mi è mancato. Però ho capito che sacrificava parte degli affetti familiari per degli affetti più importanti, quelli nei confronti della comunità, che doveva servire, in quanto la comunità in lui aveva fiducia. Secondo me è proprio quello che deve fare un buon politico democratico. Soprattutto l’affetto che l’ha circondato durante il suo ultimo compleanno, solo 10 giorni fa e in questi giorni mi fa ancora di più capire che questo sacrificio di non averlo avuto vicino è un sacrificio giusto averlo vissuto”.

Anche durante i periodi di vacanza suo padre lavorava, riceveva gente. Come era vissuta questa cosa in famiglia?
“Quando ero ragazzo non lo capivo tanto ma poi con il passare del tempo, con il confronto delle opinioni, ho compreso che un uomo pubblico ha più doveri che diritti, ha più responsabilità di quanto non possa chiedere spazi di vita privata. Credo che mio padre abbia dimostrato appieno che questo è possibile, quindi queste sono cose che si possono fare, si devono fare e bisogna continuarle a fare”.

Che eredità politica ci lascia suo padre?
“Il suo insegnamento è stato che la politica non la fanno gli uomini cosiddetti importanti da soli, con una visione centralistica  del potere, ma che invece la politica nasce, cresce e si rafforza nel confronto diretto con i cittadini e la popolazione. Quindi, la politica, per essere ancora credibile, deve tornare ad essere quello che era”.

Giuseppe Ritucci – giusepperitucci@yahoo.it

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