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Prima serata. Kim Rossi Stuart: "Cinema? Preferisco il teatro"

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VASTO – Con pacatezza, senza eccessi. Kim Rossi Stuart si è raccontato ieri sera al Vasto film festival. E’ stato lui il primo ospite d’onore della sedicesima edizione della rassegna cinematografica, che si era aperta due sere fa con la prima visione di Kung fu panda, facendo registrare un record di presenze (forse anche più del previsto: sedie dappertutto nel cortile di Palazzo D’Avalos), con la platea piena di bambini e ragazzi.

Una folla, composta soprattutto dal pubblico femminile, ha atteso il protagonista di Vallanzasca davanti all’ingresso della storica residenza dei marchesi prima e dopo la lunga intervista (oltre un’ora) rilasciata sul palco alla presentatrice della serata, Mariolina Simone.

E lui non ha fatto il prezioso, concedendo autografi, foto e strette di mano dopo aver ricevuto dalle mani di un’entusiasta Anna Suriani, assessore comunale, la statuetta d’argento che riproduce il Monumento alla Bagnante, uno dei simboli della città.

Un po’ divo, quando nel tardo pomeriggio ha fatto sapere che non avrebbe rilasciato interviste, segno di quello che si diceva alla vigilia: un rapporto un po’ problematico con la stampa.

L’arrivo – Scatti a ripetizione dei fotografi in piazza Pudente e nel cortile del D’Avalos. “E’ fantastico”, è la prima cosa che dice al microfono, guardandosi attorno, tra oltre mille persone e le mura del palazzo cinquecentesco.

Il teatro – La sua vera passione è il teatro. Lo ribadisce più volte anche sul palco del Vff: un ciclo di studi iniziato subito con la recitazione “a 13 anni. Il mio non è stato un percorso canonico”, perché “il teatro mi ha arricchito. E’ il ventre materno del palcoscenico” la cosa che lo attira di più.

La tv – E’ stata però la televisione, con Fantaghirò, a farlo conoscere al grande pubblico. “Poi ho fatto cinema e teatro”. Il lavoro televisivo non gli piace più di tanto: “Non riesci a dare profondità ai personaggi”. E poi “quando fai tanta tv, rischi di pregiudicarti il cinema”.

Il cinema – “Mi piace l’idea di raccontare, trasmettere una storia a un pubblico potenziale”.

Alcuni aneddoti, come quando “il film è nato mentre raccoglievamo le cicorie” insieme a Michele Placido. Così è stato ideato il film su Vallanzasca, il personaggio che è entrato nell’immaginario collettivo. Mutuato dalla cronaca nera al grande schermo: “E’ molto diverso da me, ha un modo di parlare gergale, in dialetto milanese”.

Pochi applausi, non è quelli che cerca. Molta attenzione di un pubblico numerosissimo che non distoglie lo sguardo dal palcoscenico cercando di captare dai toni bassi ogni sfumatura. Come l’amicizia con Gianni Amelio: “A volte succede che non ti interessa quale sia la parte o il colpione. Vuoi lavorare con quel regista”.

La premiazione – “Anche stasera ci hai confermato quello che abbiamo visto nei tuoi film. Ti piace interpretare personaggi profondi. Il tuo è un cinema impegnato”, gli ha detto Anna Suriani, assessore alla Cultura, nel consegnargli la statuetta.

Poi il bagno di folla all’uscita da Palazzo D’Avalos per gli autografi, un giro nei giardini napoletani e una raffica di foto, con amministratori comunali, staff del Festival e fans.

Stasera arriva Francesca Inaudi. Appuntamento alle 20.30.

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