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Francesca Inaudi, simpatia e spontaneità al Vasto film festival

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VASTO – Simpatia a semplicità. Così Francesca Inaudi si è presentata a Vasto film festival. Dispensando sorrisi e spontaneità dopo le prime due serate un po’ ingessate.

Nel terzo appuntamento dell’edizione 2011, platea meno folta rispetto a quella che ha accolto Kim Rossi Stuart, ma all’uscita dal cortile di Palazzo D’Avalos centinaia di curiosi aspettano la fine dell’intervista condotta da Mariolina Simone per chiedere autografi e foto all’attrice toscana, nota soprattutto per i suoi trascorsi in Distretto di polizia, la serie tv Mediaset che l’ha vista protagonista in due stagioni e mezza nel ruolo dell’ispettore Irene Valli. Un personaggio uscito tragicamente di scena per assassinio in una puntata che fece registrare un’audience elevata.

Ed è l’esperienza televisiva a monopolizzare gran parte del botta a risposta di Palazzo D’Avalos, con un paio di spettatori pronti a rivolgere domande pertinenti. A un giovanissimo fan, la Inaudi dice candidamente: “Non so rispondere a questa domanda”.

Il personaggio – “Non nego che Distretto, come ogni prima volta, sia stato un momento felice. Ma cose belle e brutte hanno contraddistinto quella mia esperienza. Il personaggio televisivo non ti concede spazi di creatività”. In ogni caso, “rifarei Distretto di polizia, se tornassi indietro. Ho imparato molto”, anche se “il primo anno, per lo stress, ho preso 12 chili. Il teatro ha tempi distesi, il cinema ancora di più: a volte, in una giornata registri una sola scena. In tv ne registri 10. Avrò detto almeno 40 volte la battuta: Parla, o la tua posizione si aggraverà. Perché la televisione è così. Ci sono scene che si ripetono”.

Un pensiero anche per “il mio maestro Strehler, che diceva: Eleva te verso il personaggio. In realtà, in tv devi far scendere un po’ il personaggio verso di te. Altrimenti prevale lo stress. All’inizio, mi concentravo, mi calavo nel personaggio, ma vedevo i miei colleghi, che lavoravano già da anni a Distretto, ridere e scherzare. Poi, insieme a Giulia Bevilacqua, di cui sono diventata grande amica, ho imparato a prendere le cose un po’ più alla leggera. Anche nella vita. Ero più permalosa. Oggi ho capito che offendersi è una perdita di tempo”.

La carrellata di spezzoni mostra anche film di spessore, in cui l’attrice svolge ruoli difficili e impegnati. Qualcuno dal pubblico decide di partecipare e di prendere il microfono per porgere domande.

Poi la premiazione con la statuetta della Bagnante, “per la qualità dei personaggi interpretati e i temi trattati e un augurio per una carriera lunga e piena di soddisfazioni”, dice il vice sindaco, Antonio Spadaccini.

Proiettato anche il cortometraggio vastese Maremaje. Nel ruolo del marchese D’Avalos l’architetto Francescopaolo D’Adamo.

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