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Vered Kashi, il colore della pittura

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VASTO – L’arte, figurativa e al tempo stesso iconica, di Vered Kashi attiene alla pittura. Si direbbe a prima vista di tipo tradizionale, quella realizzata con colori stesi sulla tela o altro, con pennelli o diverso e funzionale strumento, non escluso il tocco diretto delle dita.

Pittura tradizionalmente intesa ma tutta filtrata da una visione della realtà che nell’età moderna astrae dalla semplice figurazione e, nel solco di una cultura artistica europea erede non per la sola tecnica dell’Impressionismo soprattutto francese, si fa immagine derivata dall’impressione ricevuta. I suoi maestri occidentali, infatti, sono Monet, Renoir, Pissarro, come il precursore Manet.

Un approccio percettivo e illustrativo della visione in forza del quale, in una nuova funzione dell’arte più accentuatamente comunicativa che mimetico-illustrativa, anche un paesaggio, naturalistico o urbano, ha una rappresentazione non come immagine proiettata da una oggi megapixellata eppur sempre meccanica “camera oscura”, quanto inventata originalmente dal gesto e dall’intenzione dell’artista con coaguli, striature o campiture di colore che diano del visualizzato, più che l’immagine bio-noetica, l’impressione (luministica, atmosferica, emozionale) suscitata, nell’artista prima e nel fruitore dopo. Una creatività che richiede tecnica, certamente, ma non meno una ben precisa poetica visivo – emozionale.

Ciò detto, il nome ‘esotico’ dell’artista ci sollecita ancora a una riflessione utile a ‘vedere’ con sufficiente completezza la sua opera pittorica. Ed è il necessario richiamo al valore del colore nell’arte e nella società indiana da cui proviene Vered Kashi; la quale, pur formatasi didatticamente a Verona, porta con sé, si direbbe per ineliminabile urgenza atavica, una gamma di colori vivi, densi e pieni di contrasti, ‘speziati’ come i piatti tipici della cucina locale, o, come nella parallela moda, notevolmente colorata, sfarzosa e decorata.

Così accade che la nostra pittrice, insediatasi a Vasto, dove terra, cielo e mare hanno colori più trasparenti ed evanescenti, affascinata inevitabilmente anch’essa dal luogo e dai suoi paesaggi, dalle marine e dai suoi trabocchi, li tracci sulla tela con un’insolita densità cromatica che le fa ignorare o trascurare le velature della prospettiva area tanto cara ai nostri pittori rinascimentali e fatte proprie, sia pure per altri esiti e con altri risultati dagli stessi impressionisti.

Io credo che V. Kashi, muovendo da tali presupposti, proseguendo nella sua esperienza artistica possa darci esiti che sappiano coniugare con originalità, se del caso attraverso una figuratività ancora più essenziale e come astrattizzata, pur con rimandi iconici al nostro paesaggio, la densità dei suoi colori etnici con la mutabilità luministica dei racchiusi e intimistici scorci della costa e del mare Adriatico. 

Giuseppe F. Pollutri

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