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Pozzi di petrolio in mare, nuovo allarme: ispezioni sismiche

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VASTO – Nuovo allarme ambientale al largo della costa vastese e abruzzese. C’è una società inglese, la Spectrum Geo Ltd, che ha chiesto al ministero dell’Ambiente il via libera a eseguire ricerche di petrolio da Rimini a Santa Maria di Leuca. Lo rivela Anna Rita D’Orsogna, docente presso l’Università di Los Angeles e leader abruzzese della protesta anti petrolizzazione.

L’esperta – “In data 5 agosto 2011 – scrive la D’orsogna – la societa’ inglese Spectrum Geo LTD
ha presentato richiesta di autorizzazione presso il Ministero dell’Ambiente
per eseguire ispezioni sismiche nel mare Adriatico con la tecnica dell’airgun e alla ricerca di petrolio.

Le due concessioni in giacenza al Ministero sono la d1 BP SP e la D1 FP SP, e spiccano per la loro estensione territoriale:
oltre 30 mila chilometri quadrati lungo tutta la costiera Adriatica da
Rimini fino a Santa Maria di Leuca, investendo dunque Emilia Romagna,
Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, a circa 25 chilometri da riva.
 
Le ispezioni sismiche si eseguono tramite violentissimi spari di aria compressa rivolti verso i fondali marini. Le onde riflesse forniscono informazioni sui giacimenti di idrocarburi nel sottosuolo. Numerosi studi scientifici mondiali attestano la loro estrema dannosita’ per le specie marine: gli spari airgun possono causare spiaggiamenti, lesioni, morte di cetacei, pesci e specie bentonitiche anche a centinaia di chilometri di distanza dal punto di impatto.
La Spectrum e’ una societa’ a responsabilita’ limiitata che intende
commercializzare i suoi dati a ditte straniere. Data l’entita’ del progetto e la vicinanza alla riva delle ispezioni sismiche, il rischio a cui si va incontro e’ di avviare un irreversibile processo di petrolizzazione dell”Adriatico intero con pozzi e infrastruttura petrolifera lungo il litorale, rischi di subisdenza,
scoppi, perdite di petrolio, deturpazione del paesaggi, stravolgimenti
della qualita’ della vita e pochissimi benefici per i cittadini italiani.

Il mare Adriatico e’ un mare fragile, chiuso, con lenti ricambi di acqua,
gia’ sottoposto a decine e decine di concessioni petrolifere avanzate
lungo la costa dei Trabocchi, alle isole Tremiti, in Salento, lungo la
riviera emiliana e marchigiana, da parte di ditte straniere che ripetutamente affermano ai loro investitori che trivellare in Italia e’ facile ed economicamente conveniente.
Lo stesso scenario si ripete nel mar Ionio e in Sicilia.

Esortiamo il Ministero dell’Ambiente, la classe dirigente delle regioni
interessate a farsi portavoci delle preoccupazioni dei cittadini e di
attivarsi per leggi che proteggano maggiormente il nostro patrimonio
ambientale comune.
Lungo le coste americane pacifiche ed atlantiche vige il divieto assoluto
di trivellare e di eseguire ispezioni sismiche a 160 chilometri da riva per proteggere turismo ed ambiente.
Occorre una visione lungimirante anche per il mare Adriatico e di leggi che lo proteggano dalle trivellazioni selvagge, coinvolgendo anche le comunita’ costali della ex-Yugoslavia e con l’interdizione di nuovi pozzi petroliferi su tutta la sua superficie.

L’Adriatico non e’ il golfo del Messico, ma il mare degli italiani.
Merita di essere protetto per il godimento delle generazioni presenti e
future e non venduto al miglior offerente straniero in cambio di
pochi spiccioli”.

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