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D'Alessandro: "Io nel Pd? Perché no"

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VASTO – Biomasse e città satellite. Per il centrosinistra di Vasto è giunto il momento delle scelte. E non sono facili, visto che sono ancora le questioni ambientali a rimarcare il solco tra l’ala sinistra della coalizione e le altre forze del centrosinistra. Era stato il voto sul perimetro del futuro Parco della Costa teatina a segnare il confine tra i due tronconi della maggioranza. Ora, nel terreno minato dello sviluppo della città, le distanze si allungano.

Spaccatura evitata in Consiglio comunale solo con il ritiro dell’ordine del giorno che Rifondazione aveva presentato per dire no alla centrale termoelettrica a biomasse liquide autorizzata dalla Regione Abruzzo con il parere favorevole espresso dal sindaco, Luciano Lapenna. Domani alle 15, presso la Multisala del Corso, favorevoli e contrari si confronteranno sul tema Biomasse, parliamone insieme. Il convegno è organizzato dall’amministrazione comunale, come stabilito nell’ultima seduta di Consiglio. Ma Rifondazione ha già annunciato che presenterà comunque il ricorso al Tar per cercare di bloccare la costruzione dell’impianto da 4 megawatt progettato dalla società svizzera Istonia Energy.

Nell’incontro pubblico si confronteranno due professori universitari: Alessandro Casula, docente di gestione ambientale di impresa ed energie rinnovabili al Politecnico di Milano, e Federico Valerio, responsabile del servizio di chimica ambientale all’Istituto tumori di Genova.

Alla vigilia del convegno l’Arci di Vasto chiede al sindaco “di revocare il parere espresso in conferenza di servizi”. L’associazione ambientalista esprime “totale contrarietà all’installazione della centrale a biomasse a ridosso della riserva di Punta Aderci e parla di potenziali danni per “la fruizione turistico-ambientale della riserva” perché “le centrali alimentate a biomasse emanano uno sgradevole odore di olio fritto 24 ore su 24”. Questo “costringerà gli agricoltori della zona a lavorare a contatto con la puzza per tutto il giorno”.

Lapenna – “Mi auguro sia una discussione pacata, serena e che aiuti a capire”, dice Lapenna. “Non condivido il perché di posizioni così radicali da una parte e dall’altra. Tutti abbiamo detto no al nucleare, sostenendo la necessità di investire sulle energie alternative e sostenibili. Vorrei capire perché nel Nord Italia esistono 350 impianti a biomasse. Possibile che lì non producono morte e qui sarebbero pronti a uccidere la città? Al convegno parteciperanno relatori autorevolissimi. Il guaio è che su ogni questione a Vasto nasce una contrapposizione tra guelfi e ghibellini”.

L’altra scelta da compiere è quella che riguarda il progetto di città satellite per 4mila persone in contrada Pozzitello dove, al confine con San Salvo, dovrà sorgere il nuovo ospedale comprensoriale di Vasto. Il programma integrato di intervento è stato presentato dalla società Sgm di Giuseppe e Mario Soria. “Ritengo assurdo – afferma Lapenna – il rifiuto di discutere e di far discutere la città”. Nel mondo politico locale “si parla tanto di variante al Piano regolatore. Bisogna capire in quali termini va fatta questa variante. Ho già detto che sarà a cubatura zero partendo dall’attuale Piano”. Cioè non ci sarà la possibilità di costruire più di quanto previsto dal Prg attuale. “Ma poi dobbiamo capire dove trasferire le attuali cubature. Se vogliamo tutelare alcune zone bloccando l’edilizia, bisogna spostare in altre aree della città i volumi previsti per l’edificazione”.

D’Alessandro – “Io col Pd? Perché no”. Lo dice Davide D’Alessandro, consigliere comunale di Alleanza per Vasto. “Non penso – afferma – che la politica si possa fare solo con un movimento civico, ho sempre sostenuto che non esiste politica senza  partiti. Quindi, quanto prima, in base al panorama che mi si prospetterà, potrò scegliere il partito di cui prendere la tessera”.

D’Alessandro annuncia il convegno sul tema La crisi della politica e il disagio dei cattolici. Parteciperanno il 3 dicembre Luciano D’Alfonso, Enrico Di Giuseppantonio, Giuseppe Forte e il professor Umberto Galeazzi, ordinario di storia della filosofia della D’Annunzio. Dopo 5 anni, sarà la fine di Polis, il laboratorio politico-culturale di cui il giornalista è stato fondatore.

Visti gli ospiti, si deduce che l’attuale consigliere di ApV sceglierà di approdare o al Pd, o all’Udc: “Sono partiti contrapposti – dichiara – ma da diverso tempo non si fa altro che parlare di un recupero della componente cattolica, che non vuol dire andare in politica con il Vangelo in mano, perché un cattolico il Vangelo se lo porta dentro. Credo che sia necessaria, a Roma, come a Vasto, una riconfigurazione, nel contesto storico che sta vivendo l’Italia, di politiche moderate, di uomini che siano imbottiti di senso delle istituzioni. Un soggetto che si esprime come fa ad esempio Febbo, non ha senso delle istituzioni. 

Per quanto riguarda il quadro politico, credo che per il bene di Vasto, come stanno dimostrando gli episodi sugli ultimi temi, una riconfigurazione della macchina amministrativa al centro, cioè con un apporto fondamentale delle forze moderate, ApV, ApI e Udc, come è successo col parco, non possa che fare bene alla città. Lungi da noi l’idea subito strumentalizzata dalla sinistra che dice Vogliono cacciare noi per entrare loro. Stiamo viaggiando molto più in alto. Questa forza moderata, responsabile, che vuole contribuire al bene della città, non ragiona in termini di posti. Quindi non ragiona neanche in termini di allargamenti, non dobbiamo aggiungere altri posti a tavola”.

Secondo D’Alessandro, “c’è una bella fetta del Pd che mi vedrebbe lì dentro senza problemi. Così come potrei prendere la tessera di Udc, ApI. Quella del Pdl proprio no, anche perché è scaduto il termine.  Prima o poi, forse più prima che poi, mi ritroverò una tessera in tasca. I dati di questi giorni, con un gran numero di  tesserati per i grandi partiti, dimostrano ancora la loro indispensabilità.  E’ vana illusione fare politica con Polis, con Alleanza per Vasto.  Ai miei occhi esistono un certo Pd, UdC e ApI. Solo i leader devono spiegare agli italiani, perché queste tre sigle non formano una sola cosa. Rimanendo distinte nessuna delle tre può governare. Io sono per la semplificazione, per questo ho chiesto la federazione.  ApI ha fatto il congresso e aspettiamo l’Udc. Però sono passati due mesi. Insomma, nessuno dovrebbe meravigliarsi se al mattino, svegliandosi, dovesse trovare D’Alessandro che si è sposato con qualcun altro”.

Michele D’Annunzio – Giuseppe Ritucci 

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