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"L'amministrazione Lapenna mostra incoerenza, assenza di coesione e unità "

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VASTO. “In questi lunghi anni -dichiara Ivo Menna, ambientalista storico- abbiamo assistito alla degenerazione della politica che si è trasformata, da elemento di difesa del bene pubblico a elemento di difesa di ceti affaristici dominati da mercato e danaro. La leva pubblica, ovvero il denaro di tutti i cittadini si trasferisce in maggior quota nelle tasche dei soliti noti che gestiscono affari e vita delle persone. La politica come progetto per il bene dei cittadini fallisce e la Magistratura a volte supplisce.

L’Italia è inondata da inchieste su corruzione, scandali, peculato, ma a quanto pare la politica ancora non riesce a mettere riparo. A Vasto la lettera aperta del consigliere D’Alessandro al neo procuratore della Repubblica apre una profonda ferita democratica in questa nostra città e apre una riflessione sul livello a cui è giunta la politica, la democrazia, e lo stato di assenza di partecipazione attiva dei cittadini. Il punto vero su cui ruotano gli interessi della speculazione e della rendita riguarda il patrimonio pubblico cittadino: una immensa ricchezza sottratta alla pubblica utilità. E sono gravissime le scelte delle varie amministrazioni riguardo all’espropriazione e alienazione di larga parte del patrimonio pubblico cittadino, una ricchezza collettiva divorata dai profitti speculativi: (palazzi scolastici, ex ONMI, ex hotel Panoramic area villa comunale, e altri esempi di questi giorni non escludendo il grande patrimonio del centro storico praticamente inutilizzato e abbandonato ) nonostante il richiamo che la Costituzione repubblicana art. 41 e art.42 reciti che “l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale”. Proprio ciò che non è avvenuto in questi anni. 

Ora le liti da pollaio nel centro destra cittadino a cui abbiamo assistito in questi giorni, riflettono il grave stato di confusione che regna in questa caotica rappresentanza politica fatta di partiti liquidi e scomposti. Una divisione che molto giova alla amministrazione del sindaco Lapenna, che mostra incoerenza, assenza di coesione e unità, se solo vogliamo ricordare il consiglio comunale di qualche settimana addietro, tutto incentrato sulla richiesta di cambio di destinazione d’uso di un complesso residenziale in località San Tommaso zona mare, di un noto imprenditore edile vastese. Una richiesta di sanatoria di circa 100 appartamenti sequestrati dalle autorità giudiziarie dopo che lo stesso aveva ricevuto regolare permesso a costruire, e avere ricevuto ampie rassicurazioni dal centro sinistra nella regolarizzazione del residence. Si avvertiva come dalla sala consigliare la paura aleggiasse sui visi dei consiglieri, il terrore di essere coinvolti dalla Magistratura che aveva sequestrato l’immobile, e le conseguenze che ne potevano derivare. Proprio in questa occasione il Partito democratico ha mostrato la sua profonda divisione; una armata Brancaleone : Molino ex assessore, vota in dissenso e in contrasto con il sindaco Lapenna e la Giunta, il segretario PD Del Casale che non vota, lasciando l’aula; il capogruppo PD che resta muto e in un imbarazzante silenzio, altri consiglieri che svaporano. Degli altri consiglieri di maggioranza non merita parlare perché cortigiani, supini, subalterni, e a volte alterne, utilizzati dal Sindaco a mò di battistrada, come nel caso del residence Molino, e ricompensati per i loro piccoli calcoli personali.

Ceto politico mediocre senza storia e senza memoria. E dire che le trattative condotte per mesi nel PD per una equa decisione sulla richiesta di sanatoria erano approdate a giudizi positivi. Cosa sarà successo? Lo spettro di una invasione di campo da parte della Magistratura ha ridotto l’aula del consiglio comunale ad un accampamento disordinato. Ora leggo della lettera aperta del consigliere D’Alessandro al neo procuratore di Vasto che di recente ha preso ruolo nella Procura vastese, – e che a quanto apprendo ha convocato il D’Alessandro – di un elenco di numerose anomalie che dovrebbero allarmare i cittadini, la cui scarsa partecipazione al controllo della vita pubblica, purtroppo, impedisce una libera dialettica tra le componenti politiche; e a sollecitare la magistratura a vederci chiaro e chiedere contezza ai detentori del potere politico. D’Alessandro mostra come affari e politica risultano essere la guida della amministrazione in questi anni, non disgiunta da comportamenti contradittori della stessa. A cominciare dalla direzione del Teatro Rossetti e dal suo direttore (artistico) Bellafronte che usa una struttura cittadina per pochi spettatori, tra l’altro associatisi in Amici del Teatro Rossetti per meglio difendere posizioni di assoluto privilegio e tutela dello stesso.

E poi sui crediti che il comune vanta da imprenditori e cittadini facoltosi vastesi da molti anni ammontanti a oltre 6 milioni di euro, silenzio assoluto! Voto di scambio? E sulle privatizzazioni e sulle partecipate? (Pulchra, Aqualand, Civeta) cosa hanno reso in termini economici alla città? E il patrimonio pubblico comunale di cui ancora non si riesce ad avere un elenco? Per non parlare dell’incerto destino futuro delle due opere pubbliche del Mercato di Santa Chiara e dell’ex Asilo Carlo Della Penna. Queste sono alcune delle questioni poste sulla nebulosa di una amministrazione piegata agli interessi di definiti gruppi economici della zona che hanno impoverito la città espropriandone larghe fette di territorio dove il pregio ambientale ormai risulta essere compromesso definitivamente”.

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