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Consorzio di bonifica, su richiesta di D'Alfonso arriva la guardia di finanza

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VASTO. Il mondo della politica ( e non solo ) è i fibrillazione. Il sasso lanciato nello stagno del Consorzio di Bonifica sud dal governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso  ha scosso le acque. L’onda è arrivata in Procura . Le fiamme gialle sono state e probabilmente torneranno ancora  al Consorzio di bonifica di contrada Sant’Antonio Abate. La magistratura indaga su dieci anni di gestione. La visita della guardia di finanza risale a martedi  anche se solo ieri la notizia è stata confermata. I finanzieri hanno acquisito centinaia di faldoni che riguardando opere, progetti, incarichi e consulenze. Una montagna di materiale che sarà accuratamente controllata. La visita nonha stupito chi segue la vicenda. Prima la polemica seguita all’allontanamento dell’ex direttore Nicolino Sciartilli, poi le dure dichiarazioni di Luciano D’Alfonso hanno provocato inevitabilmente  l’indagine. D’Alfonso nel corso della visita a Vasto per discutere del Master plan aveva invocato ufficialmente un’inchiesta penale  sul Consorzio di bonifica di Vasto. Ora l’inchiesta c’è. Su richiesta del procuratore capo della Repubblica Giampiero Di Florio, la guardia di finanza di Chieti  ha  acquisito  documenti che abbracciano un arco di dieci anni di gestione, dal 2006 al 2016. Gestioni passate da Giuseppe Torricella a Fabrizio Marchetti e poi al commissario Sandro Annibali sostituito da Giampiero Leombroni che un mese fa ha passato il testimone all’ingegnere Mastrangelo. Fondamentale è stata la visita in procura fatta dall’ex commissario Leombroni prima di lasciare il Consorzio. Nel mirino degli investigatori tutte le passate gestioni dell’ente consortile di contrada Sant’Antonio Abate, che ha un buco di bilancio pari a 10 milioni di euro e ha accumulato forti ritardi nel pagamento degli stipendi dei dipendenti. Leombroni su richiesta di D’Alfonso ( come lo stesso governatore ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa) ha portato diversi documenti alla magistratura. Alcuni riguardano la diga di Chiauci. Altri l’affidamento di incarichi  svariati progettisti e consulenti. ” Al Consorzio di bonifica di Vasto c’è stata una sarabanda di progettisti”, ha accusato D’Alfonso qualche giorno fa. ” Va fatta chiarezza. E’ necessaria una inchiesta.Desidero che i giornalisti lo scrivano: la diga di Chiauci per troppi lunghi anni non è stata riempita di acqua ma di progettisti nominati dagli amministratori che si sono avvicendati alla guida del Consorzio di Bonifica Sud di Vasto. Dico queste cose consapevole di quello che affermo e mi auguro che l’Autorità Giudiziaria vada a dare uno sguardo alle carte di quell’Ente. Al Commisario Leombroni ho chiesto di trasmettere una voluminosa documentazione alla Corte dei Conti affinchè si faccia chiarezza”.Parole durissime a cui farà seguito probabilmente anche un incontro di D’Alfonso con la magistratura.  

paolacalvano@vastoweb.com

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