vastoweb.com - Portale di informazione su Vasto e Abruzzo. Commercio, Servizi, Turismo.

Operazione “Isola Felice”: 149 indagati, 3 gli arresti nel vastese

Più informazioni su

VASTO. Dalle prime luci di questa mattina  è in corso tra Abruzzo e Molise una operazione della Dda de L’Aquila.  I controlli hanno riguardato anche il territorio vastese. Al momento sono 25 gli arresti, di cui 14 quelli tradotti in carcere. La Direzione distrettuale Antimafia è stata chiamata a sgominare un’associazione di tipo mafioso per reati come traffico di droga, armi, estorsione e riciclaggio. Gli arresti sono stati effettuati su ordine del giudice per l’indagine preliminare del tribunale dell’Aquila. A quanto pare l’organizzazione criminale non aveva interessi solo sul territorio nazionale, ma anche in Sud America.

Per portare a compimento l’operazione “Isola Felice”, sono stati impegnati oltre 200 uomini dell’Arma. Sono indagati a vario titolo circa 149 persone, per una operazione che riguarda diverse regioni come: Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia, Lazio e Marche. Presi di mira dalle forze dell’ordine anche beni immobili e attività commerciali, riconducibili ad uomini legati al clan calabrese Ferrazzo di Mesoraca. Paese quest’ultimo, della provincia di Crotone.

Ulteriori dettagli sono stati forniti in mattinata da Franco Roberti, il procuratore nazionale antimafia e terrorismo, che  ha tenuto una conferenza stampa alle ore 12 presso il palazzo di Giustizia del capoluogo abruzzese.

Di seguito i nomi degli indagati tratti dall’Ansa Abruzzo. In grassetto i tre arrestati del vastese e l’attività commerciale di San Salvo sequestrata:

“Secondo quanto disposto dal gip dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta della procura distrettuale antimafia, i 14 arrestati in carcere nell’ambito dell’operazione ‘Isola felice’ che ha sgominato una cosca ‘ndranghetista tra Abruzzo e Molise sono Felice Ferrazzo, Eugenio Ferrazzo, Maria Grazia Catizzone, Emilio Rossi, Mirko Marchese, Fabio Marchese, Mirko De Notaris, Rocco Perrello, Alina Elena Anton, Antonio Popolo, Carmine Farese, Francesco Scicchitano, Giuseppe Di Donato e Alessandro Contino.
Gli arresti domiciliari sono stati concessi a sei persone: Antonio Nicola Morganella, Antonino Granata, Vincenzo Macera, Domingos Junior Catanzaro, Pasquale Gagliano e Olesia Molcanova.
Ci sono, infine, cinque misure di obbligo di dimora nel comune di residenza e presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria per Tiziana Mila, Francesca Zullo, Costantino Petrucci, Espinoza Josè Maria Solarte e Orlando Iannarone. Gli indagati a piede libero sono in tutto 149.
Secondo quanto appreso da fonti investigative, irreperibili nel corso dell’operazione di oggi sono risultati la Anton tra i destinatari di custodia cautelare in carcere, la Zullo e Solarte tra quelli colpiti da obbligo di dimora.
Tra le attività sequestrate, a San Salvo (Chieti) Bike& Car, a Termoli (Campobasso) Joker’s Club, Slot Centro Studi, Accademia Biliardi La Garuffa, Nuovo Caffè-Deja vu e Molise Casa Costruzioni. A Termoli, infine, Pizzeria Napul’è ‘o panzerott e Bar Planet Caffè. Il gip ha nominato amministratore giudiziario Francesco Pietrocola”. ( Fonte ANSA).

Questo il comunicato stampa della Procura aquilana:

“L’indagine alla base dell’operazione “Isola Felice” ha avuto inizio nell’anno 2010 a seguito di un arresto operato dai Carabinieri di Pescara a carico di uno degli attuali indagati sorpreso con quasi un chilogrammo di cocaina purissima. La qualità dello stupefacente ed altri elementi acquisiti nell’immediatezza dagli investigatori hanno determinato l’avvio di attività d’indagine coordinate da questa Procura Distrettuale al fine di individuare i complici dell’arresto e “risalire la filiera” che aveva permesso l’importazione dello stupefacente.
Nel corso dei mesi successivi, una serie di mirati arresti e sequestri hanno consentito ai Carabinieri di scoprire un autentico “fiume” di cocaina che, dal Sudamerica, giungeva sul territorio nazionale tramite disparate modalità d’invio. Sul punto si segnala il sequestro, operato a fine 2010 in collaborazione con la Polizia Argentina, di 8 kg di cocaina liquida presso l’aeroporto di Buenos Aires mentre erano in procinto di essere imbarcati verso l’Europa e destinati alla piazza abruzzese.
La progressione delle indagini, caratterizzata da numerose intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche nonché da importanti arresti e sequestri di stupefacente, ha portato all’individuazione di una raffineria che l’organizzazione criminale aveva realizzato in una abitazione di San Salvo, sequestrata nel maggio 2011. In quella occasione veniva registrato anche un primo importante sequestro di armi, con la scoperta di un deposito dove i criminali custodivano 5 pistole, giubbotti antiproiettili e jammer per il disturbo delle frequenze cellulari impiegate dagli investigatori per le attività d’intercettazione. Alcuni mesi dopo, si registrava il sequestro, a Termoli, di un autentico arsenale nella disponibilità dell’organizzazione: in quella occasione vennero sequestrate numerose armi da guerra, tra cui kalasnikov, fucili a pompa, pistole e munizionamento. Ulteriori importanti sequestri di armi sono avvenuti in Piemonte ed in Calabria e sono stati accertati traffici consistenti tra la Svizzera, le regioni settentrionali, la dorsale adriatica fino alla Calabria (anche utilizzando, per il trasporto, autobus di linea solitamente utilizzati dagli emigranti) nonché dai Balcani seguendo rotta marittima attraverso porti pugliesi.
Dopo aver subito gli importanti sequestri di cui si è riferito, nonché altri arresti di singoli corrieri o depositari di droga e denaro provento del narcotraffico, alcuni componenti dell’organizzazione hanno avviato un percorso collaborativo con gli inquirenti che ha permesso di acquisire elementi, riscontrati dai Carabinieri, circa la ramificazione di una articolata organizzazione criminale con basi operative nel vastese e nel litorale molisano, ma anche a Pescara e L’Aquila operante sotto il diretto controllo del clan Ferrazzo di Mesoraca i cui esponenti di vertice (Ferrazzo Felice ed il figlio Ferrazzo Eugenio) sono stati arrestati oggi. Ulteriori ramificazioni sono state individuate in Campania (e precisamente a Torre Annunziata) in Lombardia (a Mariano Comense, Varese ed altri centri di quella provincia), in Piemonte (nell’alessandrino) ed altrove.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha condiviso l’impostazione di questa Procura e pertanto, sia pur in attesa dei successivi vagli processuali, si ritiene sussistano consistenti elementi per affermare l’esistenza di una associazione criminale, di natura ‘ndranghetista, con base tra San Salvo, Campomarino e Termoli, operante sotto l’egida della famiglia Ferrazzo e composta sia da calabresi e siciliani (diversi esponenti della famiglia Marchese di Messina sono stabilmente legati ai Ferrazzo da interessi economici e criminali) che da personaggi locali, per lo più appartenenti alla piccola criminalità abruzzese e molisana che, nel tempo, hanno fatto “il salto di qualità” affiliandosi alla criminalità organizzata.
Nel corso dell’indagine è stata documentata l’affiliazione tramite emblematiche cerimonie che prevedono giuramenti davanti a “santini” ed altre immagini sacre insieme a rituali di chiara matrice pagana.
L’analisi degli avvenimenti, con particolare riferimento alla pressione criminale esercitata su un territorio relativamente circoscritto al vastese ed al litorale molisano, e la conferma fornita da alcuni collaboratori di giustizia, permette di affermare che l’ascesa del clan Ferrazzo in Abruzzo e Molise è stata in qualche modo resa possibile dalla “caduta” del Clan Cozzolino, precedentemente egemone nello stesso territorio, decimato dalle indagini dell’operazione “Adriatico” che questa Procura Distrettuale ha sviluppato sempre con i Carabinieri.
Il coordinamento della P.N.A.A. è stato indispensabile dal momento che ha curato numerose convergenze investigative con altre procure italiane nonché la consistente attività rogatoriale promossa presso le autorità giudiziarie di Argentina, Svizzera ed altre nazioni europee. Al tempo stesso, i Carabinieri hanno potuto sollecitare l’intervento di collaterali Forze di Polizia estere grazie al coordinamento di Iterpol e della D.C.S.A“.

Più informazioni su