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L’intervista a Fabrizio Costanzo, un vastese a Bruxelles

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BRUXELLES. In un momento in cui gli italiani all’estero vengono presi in grande considerazione solo ed esclusivamente per il loro voto nel  referendum del 4 dicembre, noi di Vastoweb vogliamo dare spazio a chi all’estero è andato alla ricerca di prospettive lavorative più allettanti rispetto al vecchio stivale. Sono davvero in tanti gli italiani, ma soprattutto i giovani vastesi partiti alla ricerca di fortuna in giro per il mondo come Fabrizio Costanzo. Il 32enne vastese ora vive in Belgio e precisamente a Bruxelles. Prima di trasferirsi nella capitale del Belgio, Fabrizio è stato a Parigi e in precedenza tanti anni a Roma.

Perchè hai deciso di trasferirti in Belgio? 

“La ricerca di prospettive lavorative più ampie e dinamiche, l’idea di vivere in un ambiente multiculturale e stimolante, ma al contempo con ritmi da “citta di provincia” (perlomeno se comparati a Roma e Parigi dove ho vissuto in precedenza)”.

Cosa vedere e come muoversi a Bruxelles?

“Bruxelles è cosi piccola (almeno venendo da Roma) che è davvero un peccato perdere l’occasione di visitarla a piedi o in bicicletta. Inoltre, ci sono molti musei e spazi culturali interessantissimi, magari non solitamente inclusi nei percorsi tradizionali ma di assoluto livello (penso a musei e percorsi dedicati alla Grande Guerra, a Jaques Brel, a Magritte allo stesso Eddy Merckx). I parchi poi, e i dintorni cittadini sono un’ottima opportunità per vivere la natura a 5-10 km dalla Grande Place e dalla stazione centrale”.

E’ una scelta coraggiosa vivere fuori dall’Italia?

“Mah…non credo si debba necessariamente parlare di coraggio. La contrapposizione “cervelli in fuga, raccomandati che restano” ha abbastanza stancato secondo me, e non corrisponde strettamente alla realtà, al netto dei drammatici problemi culturali e strutturali dell’Italia che ognuno di noi conosce a menadito. In casa ho stampato a mo’ di quadro una mappa legata ai viaggi di mio nonno, prima al fronte e da prigioniero di guerra, poi alla ricerca di lavoro. Libia, Palestina, Egitto, Sudafrica, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Svizzera… ecco quelli erano tempi in cui c’era davvero bisogno di tanto coraggio, come di rassegnazione e speranza in egual parte. Oggi credo sia diverso: in molti casi siamo talmente fortunati da avere nel nostro bagaglio competenze professionali, conoscenze culturali ed agevolazioni strutturali (benedetto Trattato di Schengen) che ci permettono di scegliere volontariamente dove andare a vivere. Ciò non toglie che vivere all’estero, come ogni scelta, sia profondamente legata al nostro vissuto personale: emotivo, economico, sentimentale, e che, la distanza dagli affetti e da quello che riconosciamo come “casa”, sia sempre un tema da affrontare con tanta convinzione e, serenità, altrimenti diventa impossibile vivere giorno dopo giorno”.

Cosa consiglieresti a chi pensa vado via dall’Italia?

Di farlo solo se si è davvero convinti e non esclusivamente per moda o per spirito di ribellione tout-court. Soprattutto di essere consci che l’eldorado non esiste, e che senza sudore, e salite (per rimanere i gergo ciclistico) non si va da nessuna parte. Si tratta sempre di valutare e bilanciare i pro e i contro e, come in ogni scelta, cercare di capire cosa ci fa stare bene (che è forse la parte più difficile). Per me è stato un percorso vissuto con molta naturalezza e senza momenti big-bang. Con la testa ero partito molto prima di farlo fisicamente, anche se probabilmente particolari situazioni emotive e sentimentali 8lq perdita di una cara amica e l’ incontro di una nuova compagna) hanno dato una spinta in più e messo tante cose sotto una luce diversa”.

Da quando vivi fuori dall’Italia come è cambiata la tua idea di viaggio?

“Durante lo scorso anno, soprattutto per lavoro, mi sono trovato spessissimo a visitare Germania, Olanda, Francia. In genere, molte distanze sono ridotte rispetto alla mia esperienza italiana, e quindi l’idea di andare all’ estero in auto, in treno, in bus (e..giuro… anche in bici) diventa facilmente realtà, cosi come quella di visitare in lungo e in largo il piccolo Belgio. Il fine settimana spesso vado in bici verso una nuova città da visitare, e poi rientro in treno (il weekend i biglietti del treno costano la meta, e con 5 euro in più la bici può essere trasportata sul treno su qualsiasi percorso, senza limiti di distanza). Un ulteriore cambiamento è dato anche dal rapporto rinnovato con il viaggio in Italia: mi sento molto più disposto a visitare realtà che finora avevo rimandato, per paura di inefficienza dei trasporti, traffico, costi etc… anche perchè, ad esempio, raggiungere Venezia o la Sicilia è più economico da Bruxelles che da Roma“.

Se ti dico viaggio che canzone ti viene in mente?

“Viaggi e miraggi” di De Gregori. “E’ una delle prime canzoni che ricordo di aver mai ascoltato nella Ritmo Fiat dei miei genitori da bambino, forse è nato tutto da lì”, afferma sorridendo.

Tu che ami la bici,  ci consigli un percorso ciclabile imperdibile in Belgio?

“Ce ne sono tantissimi: in Belgio in bici si arriva pressoché ovunque, sempre su pista ciclabile o su corsia dedicata alle bici, questo sia nelle Fiandre che in Vallonia. Per gli appassionati di ciclismo sportivo, il percorso che mi sento da consigliare è uno che faccio spesso, da Bruxelles a Oudenaard, passando per i famosi muri delle fiandre (Oude Kwaremont, Koppenberg, Paterberg, etc) Parte del percorso affianca per una 20 di km la Schelda lungo il suo corso, quindi si è immersi nel verde di fianco al fiume. In più, a Oudenaard c’è un museo dedicato al giro delle fiandre (Centrum Ronde van Vlaanderen) con annesso pub stracolmo di cimeli ciclistici di tutti i tempi (e di ottime birre belghe :D)

Un’ultima curiosità, parli ancora abruzzese?

“Con orgoglio e passione, assolutamente si”, afferma Fabrizio sorridendo. “Nonostante durante il giorno mi trovo a parlare e ascoltare francese/inglese/tedesco/fiammingo penso sempre in abruzzese, soprattutto quando è il momento di riflettere su ciò che conta davvero. Quindi se doveste chiedermi se vale la pena visitare il Belgio assolutamente si, ma non prima di aver provato l’Abruzzo in tutte le sue eccellenze: mare, montagna, cibo, natura, arte e tanta buona letteratura (Da Silone a Flaiano, con l’ occasione di riflettere su umane miserie e grandezze con l’aiuto di John e Dan Fante e del mai abbastanza celebrato Pietro Di Donato)”. 

Siamo venuti a conoscenza della storia di Fabrizio e di questa interessante intervista grazie a Sara De Vincenzo e a 1000 roads associazione culturale dedicata ai viaggiatori fai da te con l’obiettivo di trovare compagni di viaggio e diffondere la cultura del viaggio fai da te ovunque nel mondo.

Per saperne di più guarda il link: http://www.1000roads.it/Chi-Siamo

Fonte intervista: 

Foto articolo di: www.velolove.it

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